Guagnano

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Appena all’interno del territorio di Guagnano, uno dei nove comuni in Terra d’Arneo vocato alla produzione di uve Negroamaro, appare davanti ai nostri occhi un paesaggio rurale con viti che da poco hanno ripreso vegetazione e fioritura, il nostro sguardo corre lungo i filari ed è interrotto solamente dalle bellissime masserie e aziende vitivinicole che affiorano da esse.
Giunti in centro, decidiamo di fare un giro nella parte storica e arriviamo in Piazza Maria SS. del Rosario nome dell’omonima chiesa presente, tre navate in stile barocco fu costruita nella metà del XVIII secolo, ai suoi lati da una parte: la torre campanara, incompiuta, più bassa della chiesa perché in fase di costruzione si accorsero che non poteva subire altri carichi; dall’altra a fare angolo, la Residenza Municipale.
Di fronte alla chiesa “Antico Castello”, edificio del XIII secolo, pare fosse una struttura difensiva di epoca bizantina e, a pochi passi, via Castello era sede di deposito derrate feudatarie. C’incamminiamo su via Roma per arrivare al Museo Centro Studi del Negroamaro e vedere le antiche attrezzature, botti, fermentatori, torchi usati per la lavorazione delle uve e alcune opere di artisti pugliesi fra cui il pittore naif, Vincent Brunetti e la pittrice Arianna Greco che si esprime con l’arte enoica ottenendo le varie sfumature di colore dall’ebollizione del Negroamaro.

Guagnano conta nel Salento la maggiore concentrazione di grandi cantine, 9 su appena 6 mila abitanti: Eredi Cosimo Taurino, Leuci Lucio, Cantele, Feudi di Guagnano, Candido, Cantina cooperativa sociale Enotria, Cantine della Corte, Cantina Mòros e Tenuta Marano. Visitando le Terre del Negroamaro si potrà condividere con noi la gioia di vendemmiare insieme. Tale “itinerario turistico” è già meta da parte di vari gruppi di giornalisti nazionali e internazionali, nel corso di vari educationals,  con relativi servizi poi sul Tg2 Sì viaggiare, Rai2, Repubblica Viaggi e www.affaritaliani.it, ecc…

Il toponimo

L’ipotesi di una genesi latina di tradizione classica del toponimo Vanianum sembra essere più pertinente ad un fondo rustico che ad un abitato, nonostante le numerose attestazioni romane nella zona.
Tasselli sostenne nel Seicento la possibilità che il toponimo derivasse dall’appartenenza delle terre a soldati o centurioni Romani; ciò parrebbe trovare riscontro anche nell’ipotesi proposta da D. Novembre nel 1971, secondo il quale molti toponimi prediali di origine gentilizia, specie nell’istmo salentino, sarebbero da attribuire alla diffusione del popolamento romano rurale in forma sparsa (sulla stessa lunghezza d’onda di Rohlfs, il quale aggiungeva che il suffisso–anum romano potrebbe trovare rispondenza anche in lingua greca – tesi quest’ultima da escludere per Guagnano).

Esiste anche un’ipotesi di etimologia francese, collegata alla caratteristica redditività dei terreni che ricondurrebbe a gagner (=guadagnare) oppure a gagnage (=pascolo), nel senso di suolo guadagnato. Tale ipotesi riporta alla possibilità che si possa ascrivere ai conquistatori d’oltralpe la nascita di Guagnano (Chirizzi G.(4), 2004).

Si può affermare che il toponimo di sicuro risalga alle origini di Guagnano, sorto in periodo normanno-angioino e con contaminazioni da parte di popolazioni francofone peraltro edotte di lingua latina.

Lo stemma civico

Descrizione araldica dello stemma civico: «Scudo di colore celeste su cui è riportato un albero di un leccio infilato sul dorso di un cavallo bianco senza briglie e sovrastato da una corona».
Descrizione araldica del Gonfalone: «Drappo azzurro, orlato con frangia dorata. Al centro vi è lo stemma del Comune, sovrastato dall’iscrizione centrata “Comune di Guagnano” e circondato nella parte inferiore da due rami, uno di olivo e uno di quercia, legati da un nastro dorato».

Lo stemma adottato nel Cinquecento rappresenta un cavallo privo di briglie ai piedi di un leccio (o di un pino). Il cavallo parrebbe richiamare gli allevamenti dei Messapi, mentre l’albero si rifarebbe ai boschi o alle macchie medievali.
Potrebbe anche essere che l’albero simboleggi la foresta (di lecci) oritana, elemento geografico importantissimo per l’origine e la vita stessa di Guagnano.

La leggenda

La tradizione narra un prodigioso racconto risalente ad un fatto avvenuto nell’anno 1450, secondo cui un toro, allontanatosi dalla mandria, fu inaspettatamente ritrovato nel bosco, inginocchiato in posizione di preghiera, con un rosario mariano stretto tra i denti e con il corno destro che indicava un punto nella macchia ove fu rinvenuta l’effige della Madonna del Rosario, affrescata sulla parete di una chiesetta diroccata e sconosciuta agli abitanti del posto.

La leggenda è riportata da Rosario Jurlaro in «Guagnano: Chiesa e Società» (1980), che dovette averla appresa dal più antico testo di Serafino Montorio «Lo Zodiaco di Maria» edito nel 1715 in Napoli, da Paolo Severini (di cui, probabilmente, vi era copia presso la Biblioteca Annibale De Leo in Brindisi della quale Jurlaro era direttore).

Il racconto, come ogni leggenda, presenta tuttavia alcune incongruenze; in primis, nel 1450 Guagnano aveva già tre secoli di storia (stando alle fonti ufficiali). Inoltre, l’edificazione della chiesa dedicata alla Madonna del Rosario (corrispondente all’attuale chiesa Matrice) sarebbe avvenuta successivamente alla fondazione del casale, ma ciò pare improbabile.

Numerosissimi i casi di leggende di fondazione ad opera mariana e divina di città e villaggi, specie nell’area salentina in cui forte era la devozione mariana, mista a reminiscenze di paganesimo che sovrapponendosi al culto ufficiale hanno spesso dato vita a racconti e tradizioni che rasentano il prodigioso.

Ad esempio, si narra che la fontana della chiesa di San Domenico in Nardò (Lecce) sia stata scavata da un toro – elemento ricorrente – e che attorno ad essa abbiano avuto luogo i primi insediamenti abitativi.

Cenni storici sull'abitato di Guagnano

Le origini di Guagnano possono essere ricondotte al periodo messapico.
Poco distante da Masseria San Gaetano – tra Guagnano e Cellino San Marco – venne alla luce la presenza di un villaggio abitato da Messapi e Japigi, attestata anche da effigi funerarie. Gli ornamenti messapici e le suppellettili di vario genere attestano un’intensa attività agricola dedita alla coltivazione di ulivi, vite, frutti, legumi e frumento.
La nascita vera e propria di Guagnano risale al secolo XIII, agli albori dell’età dei Comuni. Se ne trova testimonianza attraverso i registri della Cancelleria Angioina del 1278. Guagnano sarebbe sorto in seguito ai trasferimenti effettuati dalle rovine dei villaggi di Monticello e di Pucciano, di Acquarolo e Materano del Feudo di Salice Salentino.
Infatti in origine il Feudo di Guagnano era compreso nel distretto della Grande Foresta di Oria. Rosario Jurlaro sostenne che il limite della foresta fosse, anticamente, sul sagrato dell’attuale Chiesa matrice, alle spalle della precedente chiesetta. Guagnano faceva parte della diocesi di Oria, perciò subì influssi culturali di matrice greca, dato che nelle parrocchie delle diocesi era diffuso il rito greco di liturgia bizantina.
Nel Dizionario Corografico a cura di Amati si legge che lo spazio di Guagnano era occupato da vigneti, ulivi e alberi da frutto e non mancavano i pascoli. Arditi1 riferì di un massiccio disboscamento dell’area – inizialmente ricoperta da un fitto bosco, noto come Bosco di Monticello – probabilmente a causa della soppressione delle corporazioni religiose attuata dal primo governo post-unitario e del conseguente incameramento dei beni immobiliari, che furono re-distribuiti tra i coloni poveri.
Dal punto di vista dell’andamento demografico, Guagnano presenta nel 1447 soli 37 fuochi, si contano 308 fuochi nel 1773 (stando ai dati riportati nel secondo Catasto Onciario).
Data importante per il paese è quella del 20 maggio 1798, quando fu consacrata l’attuale Chiesa Matrice; i lavori ebbero inizio nel 1750 e durarono più di 40 anni. Oltre alla Chiesa Matrice, Guagnano ebbe anche le Carceri Civili, proprio in piazza, nelle vicinanze della Chiesa Matrice.
Risale al 1840 l’istituzione del cimitero, con inaugurazione avvenuta in data 14 febbraio e prima sepoltura a sette giorni di distanza. Il piccolo fabbricato in origine era sicuramente una piccola chiesetta rupestre. Il Cimitero è sorto successivamente intorno alla chiesetta rupestre verso il 1800, così come testimoniano le prime ed importanti cappelle gentilizie ritrovate proprio in prossimità dell’ingresso principale.
La Chiesetta è stata in seguito decorata così come oggi appare. I restauri sono avvenuti nell’estate del 2010 a cura della dott.ssa Sabrina Leo. Nel corso dei lavori di restauro sono state rinvenute le Sacre Reliquie di San Vincenzo e San Gaudenzio Martiri, al centro dell’altare e protette da un quadrotto di marmo.
L’antico dipinto in rame raffigurante il “transito di San Giuseppe” è stato restaurato dal Laboratorio del Museo Castromediano di Lecce, sicuramente è dei primi anni dell’800, ed è stato dipinto da un artista locale che si è ispirato ad una famosa opera di Corrado Giaquinta.
Dal punto di vista socio-economico l’unica fonte di ricchezza per le famiglie era costituita dall’economia agricola, con l’importante coltivazione di ulivi e vigne.
In passato, tuttavia, nel feudo di Guagnano si coltivava anche il tabacco, fonte di reddito per gli agricoltori, ma anche per numerose donne impegnate nella lavorazione come tabacchine presso le due fabbriche attive nel paese.
Dopo le due Guerre Mondiali, fu a partire dal 1950 che l’economia mostrò le prime avvisaglie di ripresa, specie con il rilancio della viticoltura: si consideri che circa la metà delle terre in agro di Guagnano erano coltivate a vigneti e ciò consentiva di trovare occupazione a due terzi dei braccianti agricoli locali.
L’anno si apriva con il rito della “potatura” e, attraversando le diverse fasi della tradizione contadina, poi culminava nella vendemmia, operazione di raccolta delle uve che si protraeva coprendo un arco temporale lungo anche due mesi.
Imprenditori provenienti dal Nord Italia investirono nell’acquisto delle uve oppure nella costruzione di stabilimenti vitivinicoli. Così il negro amaro, che alla fine del secolo scorso era servito per “tagliare” le uve francesi, divenne uva da taglio dei nobili vini del nord.
Purtroppo non riuscendo a coprire attraverso l’agricoltura tutte le esigenze lavorative, si assistette negli anni successivi alla guerra al fenomeno dell’emigrazione.
La storia di Guagnano, pertanto, è storia di civiltà agraria: quasi tutti gli agrari di Guagnano hanno posseduto uno stabilimento di proprietà per la pigiatura delle uve ed un frantoio per la molitura delle olive.
Numerosi di questi stabilimenti, così come i palmenti, sono stati ora adibiti ad altri usi o demoliti: rimangono attualmente solo alcune testimonianze architettoniche che non rendono piena giustizia al glorioso passato vitivinicolo del paese.
A tal proposito, va ricordata l’esperienza della Cooperativa Vitivinicola La Guagnanese, cui seguì la nascita della prima cantina sociale vinicola di Guagnano: Enotria (25 giugno 1960), attualmente operativa a pieno regime.
Ulteriori testimonianze della locale eccellenza vitivinicola, perimetrabile nell’area del Salice Salentino DOC, sono rese dalle aziende Giacomo Candido, Augusto Cantele, Moròs, Feudi di Guagnano, Lucio Leuci, Cosimo Taurino, Cantine della Corte e Tenuta Marano. L’interesse è comune ed è rivolto verso le produzioni di qualità, quelle in grado di affrontare la domanda di un mercato globale sempre più esigente ed in continua evoluzione. Da qui il passo a vetrina delle eccellenze oltre che a territorio eccellente è davvero breve: lo testimonia la passione con cui anno dopo anno aumenta l’attenzione nei confronti della valorizzazione delle risorse locali, produttive e culturali.
Esempio di una accorta politica di marketing territoriale a sostegno delle aziende del settore è il “Premio Terre del Negroamaro”, che con le le numerose rassegne a tema, le collaborazioni inter-istituzionali attivate negli anni, i progetti di cooperazione e sviluppo, fanno di Guagnano un punto nevralgico della tradizione vitivinicola salentina e pugliese.